Molte volte mi sono trovata ad osservare dei genitori che tentavano ad ogni costo di mantenere un’uguaglianza educativa e relazionale tra i figli, inseguendo l’idea di comportarsi esattamente nello stesso modo con entrambi. Senza in effetti accorgersi che in realtà presentavano modelli educativi estremamente differenti tra un figlio e l’altro.

I genitori hanno sentimenti diversi e si comportano in modo diverso nei confronti di ciascun figlio. A volte liquidano queste differenze attribuendole al carattere dei figli, di fatto classificando un’attitudine o una personalità. Omettendo di valutare se siano loro a comportarsi in modo diverso.

Un primo problema è che il primo figlio non viene trattato allo stesso modo dei successivi, i genitori hanno meno esperienza ma più tempo libero per dedicargli totale attenzione. Essere fratello maggiore però ha anche un importante svantaggio perché i suoi genitori magari seguono ancora l’ideale di “bambino buono e obbediente” descritto dalla televisione, dai libri o dalla tradizione popolare. Possono pensare quindi che a due anni una bimba possa raccogliere e riordinare i giocattoli da sola, oppure dormire tranquilla nella sua stanza. E ci si sorprende, quasi ci si arrabbia, quando non lo fa.

Le aspettative dei genitori, incoraggiate dall’ambiente familiare e culturale, giocano ancora un ruolo determinante nella relazione con il primo figlio.

Quando nasce il secondo, già si sa per esperienza che i bambini di due anni non riordinano la loro camera e non dormono da soli, quindi non ci si prova nemmeno, al piccolo nessuno chiede di mettere a posto. La grande però ora ha quasi sei anni e a questa età dovrebbe avere le competenze non solo per mettere a posto, ma anche per lavarsi da sola, aiutare a fare piccoli lavori in casa… A questo punto ci aspettiamo che obbedisca senza fiatare e si occupi di più del cane, il povero fratello maggiore ci coglie sempre impreparati, ci aspettiamo che sia maturo responsabile perché è più grande, senza ricordare che continua essere un bambino.

Siamo allora noi genitori a comportarci in modo diverso o sono davvero i figli ad essere diversi?

La nostra personalità è composta in sintesi al 50% dal patrimonio genetico che ereditiamo e al 50% ci modifichiamo interagendo con l’ambiente che ci circonda.

Ogni individuo è meravigliosamente unico e irripetibile, è quindi opportuno relazionarci con nostro figlio in quest’ottica, valutando i suoi specifici bisogni e le sue peculiarità.

Sarà capitato a tutti, per “far prima” di dire al figlio minore <Dai forza Carlo, metti il cappello, vedi che ce l’ha anche Matteo?> oppure <Sofia finisci di mangiare, tua sorella ha già finito anche la frutta>

Questo tipo di valutazione piace al nostro cervello perché usando un paragone le differenze sono subito evidenti. Ma questo è in effetti il modo migliore per sminuire un figlio e metterlo in competizione con l’altro.

Ciò che dovremmo fare sarebbe valorizzare il motivo specifico per cui chiediamo qualcosa: <Carlo, per favore metti il cappello, oggi fa molto freddo e la tua testa potrebbe avere freddo brrrr> e nell’altro esempio <Sofia, vuoi ancora mangiare? Tu hai ancora fame?> riferendoci direttamente al bambino e a ciò che va bene per lui in particolare.

La competizione e la gelosia quando presenti nella relazione tra fratelli (perché non sono passaggi obbligati) non deve essere negata, repressa né sradicata, possiamo aiutare il bambino geloso dimostrandogli il nostro affetto incondizionato. Deve sapere che noi continuiamo a volergli bene in ogni circostanza.

Avere fratelli e sorelle è una prova che una volta superata diviene una grande ricchezza!

Quando si genera un conflitto tra i figli, è inutile e anche svantaggioso fornire loro un elenco dei vantaggi che hanno ad avere un fratello o una sorella, poiché potrebbero non essere d’accordo. Meglio proporre a loro di elencare i vantaggi senza omettere gli inconvenienti!

Qualunque sia l’età dei figli, noi genitori abbiamo sempre la responsabilità fondamentale di creare l’atmosfera della famiglia. Cioè la qualità dell’interazione nella quale ogni individuo possa crescere in senso positivo.

La responsabilità è un altro tema che reputo di fondamentale importanza. Ho riscontrato in alcune famiglie che ho seguito, la tendenza ad “affidare” in figlio minore al figlio maggiore mentre il genitore è occupato a fare altro. Consiglio sempre di fare molta attenzione quando si delega questa responsabilità. Rischia infatti di modificare l’equilibrio della relazione anche a lungo termine, alterando i ruoli dei figli che dovrebbero rimanere sempre “pari”.

Proporre immediatamente la soluzione a un problema in caso di conflitto, non permette ai figli di far crescere la loro relazione. Meglio quindi lasciare ai bambini la possibilità di risolvere da soli i problemi, evitando di schierarsi dall’una o dall’altra parte, ma dicendo <non è importante chi ha cominciato, è importante capire come possiamo trovare una soluzione>

A volte possiamo essere talmente tanto concentrati sull’essere imparziali da creare situazioni surreali. Ho seguito famiglie che al compleanno di un figlio, facevano regali anche all’altro temendo altrimenti di fare un torto o di farlo sentire escluso oppure comprando le scarpe ad entrambi i figli, anche se era solo uno ad averne reale bisogno.

Così facendo però azzeriamo le differenze che invece sono reali e annulliamo i bisogni specifici.

I figli sono unici, non uguali ed è giusto valorizzare ed evidenziare le unicità.

Quindi il giorno del compleanno di Elena, spiegheremo a suo fratello che <oggi è il compleanno di tua sorella, quindi i regali sono per lei, più tardi, potrete giocare insieme>. I regali sono per il festeggiato, l’attenzione dei genitori invece deve essere sempre equamente divisa.

Allo stesso modo quando Riccardo avrà bisogno di scarpe nuove, spiegheremo alla sorella che <oggi siamo qui perché Riccardo ha bisogno di scarpe nuove, per ora le tue vanno bene, quando avrai tu bisogno di scarpe nuove, verremo tutti insieme a comprare le tue!>

Cerchiamo per quanto ci permetta la vita che abbiamo scelto, di rispettare i sentimenti dei nostri figli, di accoglierli senza giudicarli e di rispettarne le peculiarità senza farne un alibi “lo tratto così perché tanto lui è fatto così”.

I nostri figli ci amano e vogliono collaborare con noi. Non è affatto raro che i bambini pensino per esempio di essere disordinati perché la mamma lo dice sempre loro. Cerchiamo allora di utilizzare questo spirito collaborativo in modo positivo, valorizzando le caratteristiche di ognuno e il contributo insostituibile che danno alla famiglia.

“Non affliggetevi se educandoli alle regole essi non le rispetteranno. In realtà tremerebbero di paura se tali regole non vi fossero. Le loro trasgressioni sono per collaudarne la veridicità.”

S. Biavaschi

Barbara Bove Angeretti (https://www.barbaraboveangeretti.it/)

Consulente per il sonno e l’educazione empatica

Mamma di due e studiosa nerd

Scritto da:

centrifugatodimamma

Milanese di origine, giramondo di vocazione. Alterno varie esperienze tra animazione, educazione (in asilo nido e scuole di vario grado) e turismo. Dopo un’esperienza di 6 mesi in Egitto nel 2002 torno in Italia, apro e gestisco degli asili nido per 10 anni, mi sposo e sembra che ormai la vita abbia preso un binario sicuro e solido. Ma il sogno di lasciare di nuovo l’Italia rimane sempre vivo (e neanche ben celato! ;) ). Nel 2012 anche mio marito si convince e decidiamo di trasferirci in Repubblica Dominicana alla ricerca di caldo e di una vita più semplice e serena. Qui nel 2015 nasce la nostra bimba Priscilla… e con lei il blog Centrifugato di mamma. Dove racconto com’è essere mamma, com’è esserlo lontano dalle nostre famiglie, come viviamo in un luogo tanto diverso da quello da cui veniamo, e le meraviglie che scopriamo giorno dopo giorno. Da novembre 2018 siamo a Malaga, pronti per nuove avventure! ;)