Lo spirito del bosco di Canzo


“La natura sussurra. E a volte, per questo, non siamo più capaci  di intenderne la voce”.
La nostra vita è sempre più frenetica, siamo sempre di corsa, sommersi di input e di impegni e questo, sempre più spesso, ci impedisce di godere delle piccole cose e di recuperare la bellezza del quotidiano. Soprattutto chi vive in città, sente sempre più lontano il rapporto con la natura. Questo vale, purtroppo, ancora di più per i bambini, che si inseriscono in uno stile di vita già rodato e che sempre meno parla di natura, bosco, fiume e magia.
Proprio per questo luoghi come il sentiero “Lo spirito del bosco”  di Canzo sono sempre più preziosi e racchiudono una magia tutta particolare. Ci siamo stati in gita una domenica di inizio ottobre. La giornata non era delle migliori, un po’ nuvolosa e a tratti fresa, ma niente ci ha fermato.


La famiglia al completo è partita alla volta di Canzo, in provincia di Como, alla ricerca di gnomi e folletti.

Inutile dire che Matilde e Gabriele, i miei due piccoli grandi nipoti, non stavano nella pelle all’idea di addentrarsi in questa avventura. Matilde voleva a tutti i costi incontrare i troll che “non sono cattivi, fanno solo i dispetti” mi ha spiegato “tirano i capelli”.

Il sentiero “lo spirito del bosco” di Canzo: dove si trova e come si raggiunge.

Arriviamo a Canzo in auto (da Milano ci vuole circa un’ora). Parcheggiamo, se siamo fortunati, presso la Fonte Gajum e da qui possiamo incamminarci, a piedi, su una comoda mulattiera che ci condurrà alla Prim’Alpe, dove sorge il centro di accoglienza del parco. Il luogo è attrezzato, è possibile pranzare al sacco su tavoli di legno  e riposare un poco.

La vera avventura, però, comincia adesso: è da qui che parte il sentiero “Lo Spirito del bosco”. Si tratta di un percorso, la cui lunghezza è stimata in circa 45 minuti, ma che può durare molto di più se si percorre con i bambini e se si decide di osservare tutte le meraviglie che contiene.

Avete capito bene: meraviglie. Dal 2008, grazie al lavoro di anime creative e molto sensibili, il bosco ha avuto modo di esprimersi ai nostri occhi con un linguaggio più comprensibile. Alessandro Cortenovis, scultore del legno, e molti altri artisti hanno disseminato il percorso di sculture.

Abitanti del bosco, che ci osservano, sorridono, sbirciano, giocano con noi, stupendoci ogni volta perchè compaiono sempre là dove non te li saresti aspettato. Seduti su un ramo, addormentati dentro un nido, dal terreno, per fare solo alcuni esempi.
Animali e gnomi, spiriti e folletti, piccoli amici che ci accolgono e ci guidano in un susseguirsi di emozioni e sorprese.

C’era parecchia gente, il sentiero di Canzo è conosciuto e frequentato soprattutto da famiglie.

Noi abbiamo preferito non fermarci a pranzo alla Prim’Alpe, ma mangiare più tardi seduti su un tronco in compagnia di qualche folletto.
Abbiamo proseguito con calma, addentrandoci nelle casette che trovavamo sul nostro percorso, cercando di uscire dal labirinto, e inventando storie per ogni personaggio che incontravamo. Nel pomeriggio siamo giunti al rifugio Terz’Alpe, luogo in cui termina il sentiero, abbiamo completamente perso il senso del tempo e non saprei dire quanto ci abbiamo messo in tutto, ma poco importa.

Il sentiero non è molto faticoso, Matilde non ha ancora tre anni e per la maggior parte del tempo ha camminato da sola, solo alla fine si è arresa alla stanchezza e mi si è addormentata in braccio. Non è però percorribile con i passeggini e a tratti ha alcuni strappi in salita. Se lo si fa con calma, senza fretta, e giocando nel bosco non è faticoso (ve lo dice una che non è una grande camminatrice). L’esperienza diventa bella e unica se la si percorre al proprio passo, con la voglia di ascoltare davvero tutto quello che il bosco ha da raccontarci.

Dalla Terz’Alpe si può prendere il sentiero “Geologico”, che in circa un’oretta ci riporta al parcheggio, ma se si preferisce una strada più comoda è disponibile anche la mulattiera, che ripassa dalla Prim’Alpe. Per poi ripercorre al contrario il primo pezzo di percorso. Quello che è chiamato “Geologico” è un sentiero molto bello, ricco di ponticelli da superare e che mostra l’effetto dell’acqua sulla roccia. Sono, infatti, presenti alcune vasche dove l’acqua ha scavato la roccia, creando quelle che vengono chiamate le “marmitte dei giganti”. Un ultimo tratto di strada per respirare ancora immersi nella natura.

Un’esperienza davvero particolare, che consiglio a tutti coloro che hanno voglia di recuperare il rapporto con la natura e far scoprire ai bambini un angolo di mondo da fiaba.

Se ci siete stati, raccontateci se il sentiero vi è piaciuto. Siamo anche felici e curiosi di ricevere qualche altro suggerimento per possibili mete per una prossima gita.

Flavia ci aveva raccontato la sua esperienza, per esempio ai Piani di Bobbio e ad Oasi Zegna. E voi?

 

 


Chiara

Informazioni su Chiara

Ciao! Sono Chiara e sono una “non mamma” di 38 anni.

Cosa ci faccio qui? Anche se non ho bimbi miei sono una zia, di tanti nipoti, di “sangue” e acquisiti.
Inutile dire che amo trascorrere il tempo con loro.
 
Non sono una vagabonda e sono molto abitudinaria, ma ho mille passioni e qui, a Milano e dintorni, non sto mai ferma. Amo il teatro, la lettura, i giochi e i fumetti e ho fondato Youmani Onlus, una associazione che si occupa della divulgazione della cultura teatrale. Organizzo eventi e cerco di creare sempre qualcosa di nuovo. E lo faccio per passione! Nel senso che il mio vero lavoro è un altro e poco c’entra con tutto questo.
 
Cerco di passare tutto il tempo che posso con i miei nipoti e così il mio sarà, nel blog, lo sguardo della zia.
Uno sguardo amorevole e accogliente, ma anche ampio e che un po’ vizia e un po’ diverte, che segue e asseconda. Ma che dice anche le cose come stanno. che inventa giochi e legge libri, che accompagna in una domenica pomeriggio… E che, soprattutto, regala un sorriso.


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