Coronavirus a Milano: pensieri e riflessioni dalla quarantena


“Sono partiti prima della mezzanotte. Nonostante le grida che proibivano di lasciare la città e minacciavano le solite pene severissime, come la confisca delle case e di tutti i patrimoni, furono molti i nobili che fuggirono da Milano per andarsi a rifugiare nei loro possedimenti in campagna”

[I Promessi Sposi – A.Manzoni]

Ed é proprio così che Alessandro Manzoni raccontava la peste del 1630 ed è attraverso la sua opera e le sue parole che vorrei iniziare a riflettere insieme a voi su che cosa sta succedendo in tutto il mondo in questo momento. Partendo dalla mia esperienza di questo coronavirus a Milano.

Manzoni aveva già previsto tutto…

La fuga avvenuta quella notte, un’evasione di massa da quella bozza di decreto.

Quelle restrizioni definitive oggi non solo per la Lombardia ma anche per tutta l’Italia. Regole attuate nell’ interesse comune allo scopo di arginare il rischio dei contagi, adesso conforme alle norme in quasi tutto il mondo!!!

Ma chi quella sera non ha pensato di fuggire???

Io per prima in preda ad una crisi isterica, io che ho un “Cuore Anarchico”.

Volevo prendere il primo aereo per raggiungere mio marito che era in Spagna per lavoro, rifugiarmi da mia sorella Flavia o partire subito, caricare i cani in macchina e raggiungere mia suocera in Toscana.

Ovunque…ma non confinata in Lombardia!!!

Quella sera al netto di ogni valutazione mi dicevo che se avessi voluto vivere in un Paese dove mi imponevano dove o come vivere avrei scelto Cuba…caldo, mare e tra un Cuba Libre ed un Mojito avrei “sbarcato il lunario” molto meglio che a Milano!!!

Un pianto misto a rabbia, uno stato d’animo dettato solo dalla paura della prigionia, insomma un senso di smarrimento abnorme per me.

L’istinto man mano che passava il tempo ha lasciato però lo spazio alla ragione. Quello che stava succedendo meritava un’attenzione ed una valutazione particolare.

Non credo che il motivo che ha spinto tutta quella gente alla “fuga” sia la paura, ma ritengo in maniera assoluta che sia piuttosto l’elogio massimo all’egoismo!!!

“Tanto non capita a me”, classica espressione di infantilismo pervaso da un senso di invincibilità…

Allora posso andare e magari posso essere anche veicolatore di contagio per altre persone!!!

Volentieri… perché   no???

Furbizia?…ma anche no!!!

Il lunedì successivo tutti a lavorare, per cercare di non far fermare quello che si poteva, aggrappati come ad uno scoglio in mezzo alla mareggiata, alla speranza che tutto finirà e che ciò che resterà saremo sempre noi.

Non voglio raccontarvi che in ufficio eravamo né felici né contenti e nemmeno sorridenti ma stretti dal comune pensiero che ce l’avremmo fatta, insieme!!!

Io lavoro anche per un’Azienda di Arredo Urbano, una realtà quella di cui faccio parte che mi rende molto orgogliosa.

Anche in questa situazione la decisione é stata quella di dare importanza ai dipendenti e questo, a mio avviso, rende sempre onore a chi la persegue.

Non avevamo mai nemmeno preso in considerazione lo Smart Working eppure ci siamo organizzati ed adesso in Ufficio ci sono solo le persone con ruoli tali da non poter effettuare lavoro agile.

Nessuno ha puntualizzato nulla, chi è in sede sta supportando chi è a casa, collaborando per portare avanti il futuro di tutte le nostre famiglie.

Certo… lavorare da casa non è come essere in Ufficio!!!

Una battuta, una risata e spessissimo diverbi che poi passano frettolosamente e lasciano sempre lo strascico da allegre comari che finiscono poi col divertire sempre quando ci si ripensa.

Nel bene e nel male al lavoro ci passiamo del gran tempo, anche questi momenti in cui condividiamo le paure, i dolori di ognuno, la nostra vita.

Noi tutti non siamo fuggiti, non abbiamo agito unicamente per un vantaggio esclusivamente personale, anzi cerchiamo di affrontare quello che stiamo vivendo in collettività anche se abbiamo paura per noi e per i nostri cari.

Sabato mattina mi arriva un whatsapp, una foto di Michela, una mia carissima collega pronta per andare a fare la spesa.

Simona… volevo chiederti se potessi appoggiarmi il lancio di questa nuova tendenza moda.

Come non sorridere anche se é una prima mattinata di un ennesimo giorno di coronavirus a Milano, un giorno di restrizioni come gli altri passati e gli altri che verranno???

E poi nelle vite di ognuno di noi ci sono i nostri cari, gli amici, lontani e vicini.

Nessuno è fuggito, ciascuno sta affrontando timori e fobie come riesce, tra una tragedia per un colpo di tosse e l’arrabbiatura per le mascherine che non si trovano.

Mi rattristo perché non ci si vede, mi affliggo per gli amici carissimi che lavorano in prima linea combattendo ogni giorno questo mostro.

Hanno paura, una stramaledetta paura di essere contagiati, ma quello che non li lascia dormire a parte i turni infiniti, è l’impotenza se dovessero infettare chi amano.

A tutti loro sento di dovere tantissimo per tutto quello che fanno e non posso che esprimere la mia gratitudine, dal profondo del cuore.

Mi raccontano quello che sta succedendo negli Ospedali, la gente non lo può immaginare… ma io invece ci credo.

Tante volte anche io sono stata in corsia (como volontaria AVO) accanto a chi nemmeno conoscevo. Spettatrice ai piedi di un letto d’ospedale (e ci ritornerò), ascoltatrice, ho assistito in silenzio alla sofferenza.

In tutto questo c’è anche (ahimè) chi non è in grado di rispettare le regole.

Chi non ascolta, chi sta mettendo in pericolo la vita degli altri magari solo per andare a prendere il pane fresco tutte le mattine.

Non riusciamo proprio a modificare e rinunciare alle nostre abitudini?

Se avessimo potuto, tutti avremmo continuato anche a prendere un bel cappuccino e brioche tutte le mattine al bar.

Anche questo momento é storia, stralcio di un libro più moderno in cui si narra che tante persone non ce l’hanno fatta, ma altrettante sono guarite.

Stiamo combattendo la guerra contro un nemico invisibile, subdolo e che non conosciamo.

Tra le pagine leggeremo che non siamo fuggiti ed abbiamo combattuto cantando sui balconi delle nostre case o ridendo dentro uno dei nostri uffici.

Ognuno come può, con svariati mezzi e talvolta con stravaganti armi ma… ti stiamo affrontando maledetto CoronaVirus!!!

Se cercate qualche idea su cosa fare a casa coi bambini le trovate nella categoria learn and fun 😉


Simona

Informazioni su Simona

Sono la mamma di Yanai, un ragazzone di 22 anni che, al contrario di me e per riflesso a me appare brontolone ed ombroso ma in fondo in fondo è molto dolce e sensibile. Suo malgrado deve condividere da sempre la mamma tra una molteplicità di impegni e follie ed altri “AMORI MOLTO PELOSI” con cui divide casa, affetto e spazi. In passato credevo di poter vivere libera ma adesso penso di non poter più fare a meno di mio marito Emanuele, supporto fondamentale delle mie “pazzie” quotidiane. Lui è professionalmente impegnato nel campo del Fashion e della Moda ed è proprio con lui che condivido questa passione. Perché ricordate che “Niente è più necessario del superfluo “ (come spesso citava Oscar Wilde ;) )” Sognatrice di professione, Party e Wedding Planner nella vita, amo in maniera viscerale tutto quello che è bello. Sempre alla ricerca del “particolare che può fare la differenza”, ambisco a dare valore al tempo e a non dare niente per scontato. Allegra, ambiziosa ,instancabile (anche troppo) e… ahhhh dimenticavo zia delle piccoline di centrifugato di mamma !! ;)

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