Abbiamo parlato qualche giorno fa della bellezza e dei benefici del pattinaggio artistico e di come siamo contenti che le bimbe coltivino questa passione e si cimentino in questo sport.

Ci sono giorni in cui arrivano in pista sorridenti e leggere come il vento… e giorni in cui invece le vediamo uscire dallo spogliatoio con il broncio, gli occhi lucidi o quella frase che tutte noi conosciamo bene: «Non ci riesco!».

Il pattinaggio — come molti sport tecnici e impegnativi — porta con sé momenti di entusiasmo puro, ma anche frustrazione, stanchezza, paura di sbagliare, cadute che fanno più male all’anima che alle ginocchia.

E noi mamme siamo lì, accanto a loro, spesso senza un libretto di istruzioni su cosa dire o fare.

Vorremmo proteggerle dalla fatica, ma allo stesso tempo vogliamo che imparino a credere in sé.
Vorremmo spronarle, ma senza metterle pressione.
Vorremmo vederle felici, ma sappiamo che crescere significa attraversare anche i giorni “no”.

Per questo nasce questo articolo: per aiutare noi mamme a trovare un equilibrio, un modo dolce ma forte di supportarle davvero, dentro e fuori la pista.

Come possiamo supportarle davvero (senza pressioni e senza ansie)

1. Mostrare interesse, non aspettative

Le bambine percepiscono tutto: il tono della voce, lo sguardo, le piccole delusioni nascoste.
Per questo è fondamentale far sentire loro che siamo lì per ascoltarle, non per giudicarle.

Chiediamo:

  • “Come ti sei sentita oggi?”
  • “Cosa ti è piaciuto dell’allenamento?”
  • “Cosa vuoi provare a migliorare?”

L’interesse sincero alimenta la loro motivazione più di qualsiasi “Brava!” detto per abitudine.

2. Celebrare lo sforzo, non il risultato

Una figura riuscita bene è bellissima da vedere, certo.
Ma il vero traguardo è l’impegno.

Dire:

  • “Hai lavorato tanto oggi, sono orgogliosa di te”
    invece di
  • “Hai fatto bene quella figura”

aiuta le bambine a capire che valore e amore non dipendono dalla performance.

3. Normalizzare la fatica… e le cadute

Il pattinaggio è uno sport dove si cade. Si cade spesso.
E va bene così.

Ricordiamo loro che:

  • cadere non significa “non sei capace”,
  • la fatica non significa “non sei portata”,
  • la frustrazione non significa “non è lo sport per te”.

Sono tutte tappe naturali del percorso. Tutte.
E far capire loro che “non c’è niente di sbagliato” in questi momenti le rende più forti.

4. Creare un ambiente che sostiene, non che giudica

Evitiamo frasi come:

  • “Guarda le altre come sono brave”,
  • “Dovresti impegnarti di più”.

I paragoni sono micidiali.
Ognuna ha i suoi tempi, la sua personalità, il suo modo di imparare.

Il migliore regalo che possiamo fare è dire:
“A me interessa solo che tu sia serena e ti senta orgogliosa del tuo percorso.”

5. Aiutarle a gestire le emozioni prima di gare o esibizioni

Il cuore veloce, lo stomaco chiuso, la paura di sbagliare davanti al pubblico… è normale.

Possiamo aiutarle così:

  • respirare insieme per un minuto,
  • creare un piccolo rito (un abbraccio, una frase, un gesto della mano),
  • ricordare che “non devono dimostrare niente a nessuno”.

La sicurezza nasce anche dai nostri occhi.

6. Fare squadra con gli allenatori

Gli allenatori vedono cose che noi non vediamo: postura, tensioni muscolari, blocchi emotivi.
Mantenere un dialogo aperto, chiedere consigli, osservare come lavorano crea una rete positiva attorno alle bambine.

Per loro è rassicurante sapere che gli adulti sono un’unica squadra.

7. Lasciare che lo sport resti divertimento, non solo impegno

A volte si prendono troppo sul serio, altre volte si buttano giù al primo errore.
Aiutiamole a ritrovare il sorriso, la leggerezza, il lato giocoso dello sport.

Ricordiamo loro che:

  • si fa sport per crescere,
  • per divertirsi,
  • per stare con le amiche,
  • per sentirsi vive.

Vicine ma non troppo

Supportare una bambina che pratica un sport impegnativo come il pattinaggio non significa tirarla per mano né lasciarla completamente sola.
Significa camminare accanto a lei, con delicatezza e fermezza, con amore e pazienza, con ascolto e fiducia.

Perché quando una bambina impara a cadere, rialzarsi e riprovarci…
non sta diventando solo una piccola atleta.

Sta diventando una donna forte, coraggiosa e resiliente.

Scritto da:

centrifugatodimamma

Milanese di origine, giramondo di vocazione. Alterno varie esperienze tra animazione, educazione (in asilo nido e scuole di vario grado) e turismo. Dopo un’esperienza di 6 mesi in Egitto nel 2002 torno in Italia, apro e gestisco degli asili nido per 10 anni, mi sposo e sembra che ormai la vita abbia preso un binario sicuro e solido. Ma il sogno di lasciare di nuovo l’Italia rimane sempre vivo (e neanche ben celato! ;) ). Nel 2012 anche mio marito si convince e decidiamo di trasferirci in Repubblica Dominicana alla ricerca di caldo e di una vita più semplice e serena. Qui nel 2015 nasce la nostra bimba Priscilla… e con lei il blog Centrifugato di mamma. Dove racconto com’è essere mamma, com’è esserlo lontano dalle nostre famiglie, come viviamo in un luogo tanto diverso da quello da cui veniamo, e le meraviglie che scopriamo giorno dopo giorno. Da novembre 2018, dopo la nascita di Beatrice, la nostra seconda bimba, siamo a Malaga, pronti per nuove avventure! Che continuiamo a raccontare su queste pagine virtuali.. ;)