Dalla pelle alle emozioni. Come favorire il bonding.


Nonostante anni di lavoro al nido come educatrice, l’arrivo di Priscilla mi ha fatto scoprire tantissime cose a cui non ero preparata. Ho chiesto a Giuseppina di approfondire per noi (e per voi) il concetto di Bonding

Giusy, è una mamma ed educatrice. Vive in provincia di Monza e Brianza con la sua meravigliosa famiglia. Dopo il liceo delle scienze sociali, decide di iscrivermi alla facoltà di scienze dell’educazione. Frequenta il primo anno poi desiderosa di fare esperienza sul campo, continua gli studi lavorando.  Fa esperienza professionale in area minori e famiglia, in contesti diversi,  dai progetti scolastici alla tutela minori, dal sostegno familiare al nido d’infanzia. La gravidanza e la maternità la stravolgono, arricchiscono e cambiano. Tenuti in sospeso gli studi in pedagogia segue il percorso formativo proposto dal Mipa (movimento internazionale parto attivo)  di Piera Maghella per operare in area materno infantile con competenza e motivazione. Inizia ad occuparsi di benessere in gravidanza con corsi e per-corsi di consapevolezza emotiva e corporea, sostegno nel post parto e supporto in allattamento materno. Conduce gruppi di mamme e bambini 0-12 mesi e corsi di massaggio al neonato.

“Alla nascita il neonato, è fisiologicamente in simbiosi con la madre. Fuori dall’utero desidera ritrovare la stessa situazione di calma e protezione. Dipende dalla madre e si sente ancora tutt’uno con lei.
A questo proposito mi viene subito in mente una parola magica: “bonding”.

Bonding deriva dall’inglese bond, che significa attaccare, cementare. E’ quel legame profondo, che permette di proteggere, allattare, cullare, prendersi cura del proprio bimbo.

Si può favorire il bonding? Certamente.

Durante i 60-90 minuti dopo la nascita, il neonato si trova in uno stato di veglia tranquilla; apre gli occhi, osserva, ascolta la voce dei genitori e appoggiato sul ventre materno cerca da solo il seno. Garantire tranquillità, calore e intimità dopo la nascita, favorisce la creazione di questo legame mamma/bambino così profondo e unico.
Il bisogno di contatto, è importante. E non esagero nel sostenere che è un diritto.

Leboyer, ostetrico e ginecologo francese, sosteneva che “per i bambini piccoli, essere portati, cullati, accarezzati, essere tenuti, massaggiati sono tutti nutrimenti indispensabili, come le vitamine, i sali minerali e le proteine. Se viene privato di tutto questo e dell’odore, del calore e della voce della madre che conosce bene, il bambino, anche se gonfio di latte, si lascerà morire di fame”.

La mamma risponde ai bisogni del neonato, sintonizzandosi a livello emotivo e costruendo una relazione empatica e intima. Funge da regolatore emotivo.
Dare quindi, importanza alla pelle. Cullare, portare, massaggiare, tutte azioni di cura e relazione.
La pelle è l’organo umano più esteso; è il “terzo cervello”, protegge, ci identifica e permette di dare e ricevere emozioni.
Il tatto è il senso della reciprocità; non possiamo toccare senza essere toccati. E’ scambio reciproco e quindi benessere diffuso.

Nella nostra cultura occidentale, sembra più accettato e diffuso entrare in contatto con il neonato attraverso lo sguardo e la voce, rispetto al tocco.

Quante volte vi sarà capitato, ad esempio, di sentirvi dire “se lo tieni troppo in braccio, prende il vizio” . Una società adultocentrica, che mira al raggiungimento dell’autonomia infantile bruciando le tappe e non rispettando le esigenze dei bambini.
Siamo figli e nipoti cresciuti seguendo i principi della separazione precoce e della repressione emotiva; dobbiamo fare i conti con i bambini che siamo stati e scegliere consapevolmente che genitori vogliamo essere.
Occorre un cambiamento di rotta, verso una fisiologia degli affetti.

Accogliere e sostenere il mondo emotivo di grandi e bambini, è un lavoro impegnativo, ma necessario.”

Ringrazio tantissimo Giusy e vi lascio i riferimenti dove potete trovarla per approfondire questi argomenti

Acanfora Giusy
Educatrice professionale e perinatale in formazione
www.fiordimamma.it


centrifugatodimamma

Informazioni su centrifugatodimamma

Milanese di origine, giramondo di vocazione. Alterno varie esperienze tra animazione, educazione (in asilo nido e scuole di vario grado) e turismo. Dopo un’esperienza di 6 mesi in Egitto nel 2002 torno in Italia, apro e gestisco degli asili nido per 10 anni, mi sposo e sembra che ormai la vita abbia preso un binario sicuro e solido. Ma il sogno di lasciare di nuovo l’Italia rimane sempre vivo (e neanche ben celato! ;) ). Nel 2012 anche mio marito si convince e decidiamo di trasferirci in Repubblica Dominicana alla ricerca di caldo e di una vita più semplice e serena. Qui nel 2015 nasce la nostra bimba Priscilla… e con lei il blog Centrifugato di mamma. Dove racconto com’è essere mamma, com’è esserlo a 12 mila km dalle nostre famiglie, come viviamo in un luogo tanto diverso da quello da cui veniamo, e le meraviglie che scopriamo giorno dopo giorno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *